16 Ottobre 2019

Sull’ascolto 4

Analizziamo perché è importante non fuggire dalle asana per noi più difficili e quali sono le risorse che abbiamo per affrontarle al meglio, ovvero:
– accettare il dolore – no conflict;
– presenza mentale – non giudicare;
– immaginare – creatività/il potere delle visualizzazioni.
A partire da questi specifici temi si capirà come praticare yoga ci possa aiutare a crescere anche a livello psico-emotivo nella nostra vita quotidiana.

How the body changes the mind & Vice Versa

Che vi siate avvicinati allo yoga per motivi di salute, per cercare nuove risorse con cui gestire lo stress, perché avete letto un articolo folgorante o un amico insistente alla fine vi ha convinto a provare, è altamente probabile che una delle prime affermazioni che abbiate sentito o letto sullo yoga è che si tratta di una pratica che va ben oltre l’attività motoria e sportiva. Così anche voi forse avrete iniziato a chiedervi: ma perché tutti dicono che lo yoga non è un semplice sport? Cosa vuol dire che i suoi benefici vanno oltre l’aspetto fisico? Quando ho iniziato a praticare seriamente qualche anno fa ascoltavo insegnanti ed esperti online dire e scrivere che i benefici dello yoga, dapprima solo fisici, si espandono poi anche sulla mente, sullo spirito e sulla consapevolezza di sé e degli altri. A me sembravano tutti degli extraterrestri, sia per quello che riuscivano a fare con i loro corpi, sia per questo genere di affermazioni. Come è possibile, mi chiedevo, che mantenendo il corpo in posizioni (asana) di allineamento, per quanto armoniche o da contorsionista siano, si possa imparare a gestire meglio la propria vita, le proprie relazioni, o addirittura le proprie emozioni?

Dopo la lezione, uscivo dal piccolo scantinato in cui praticavo, per prendere la mia bicicletta, e in quei brevi minuti mentre slegavo la catena, la mia testa si riempiva di grandi dubbi e perplessità, ma allo stesso tempo mi sentivo bene, in un modo mai sperimentato prima. L’unica cosa che allora sapevo è che avevo bisogno di muovermi e di rilassarmi in un’atmosfera di accoglienza, pacatezza e serenità. Volevo entrare in relazione con il mio corpo, anche se all’epoca non era certo un pensiero razionale, e poi ero spinta da una curiosità morbosa a lungo coltivata verso il mondo orientale e la sua filosofia. Allora non avevo idea di cosa volesse dire avere consapevolezza del proprio corpo. Forse solo i grandi atleti o chi pratica un’attività fisica di qualunque genere, ma con costanza quotidiana, può davvero rendersi conto di cosa stiamo parlando. Piano piano sale come un bisogno, una necessità quasi imprescindibile e ci si ritrova a praticare tutti i giorni o quasi.

Poi un giorno mi sono dovuta chiedere se non fosse il caso di iniziare a disintossicarmi. Io, che con costanza avevo fatto sempre poco e niente in vita mia, pallina impazzita dietro a mille stimoli, interessi e curiosità, come ero finita per ritrovarmi, per la prima volta in vita mia, letteralmente ‘addicted’? Quella pervicacia che, in modo quasi incomprensibile non mi richiedeva troppo sforzo, e che per anni avevo cercato di applicare invano ad altri campi e obbiettivi, non stava forse diventando una via di fuga da altro? E se sì, da che cosa? Così, quando una mia amica che non sapevo praticasse yoga mi ha detto: “Certo se andassi a bermi qualche Martini ogni tanto invece di praticare come una pazza tutte le sere, forse troverei un fidanzato!” Io l’ho guardata e ho solo detto: “Ah non sapevo praticassi yoga!” ma sorridendo a lei e alla single dentro di me ho pensato: “In effetti…”

La verità è che lo yoga è prima di tutto una pratica di consapevolezza e che questo, per quanto impegnativo possa sembrare, dovrebbe semplicemente corrispondere, soprattutto all’inizio, con la pratica del dedicarsi del tempo. Facile a dirsi difficile a farsi, si sa, ma, se riuscirete a strappare ai mille impegni di lavoro, famiglia, amici e amanti questo piccolo spazio prezioso solo per voi, sarete già sulla buona strada per apprendere la prima e più importante lezione di yoga: sapersi ascoltare.

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